Non è il termine più adatto, ma definirli in questo modo non è poi così sbagliato. Effettivamente le case editrici che chiedono contributi sono spesso tipografie che offrono anche questo tipo di servizio. Per una tipografia è molto semplice diventare un editore. E’ un modo come un altro per espandere il proprio business. continua
Oggi ho compilato un elenco di post in arretrato che vorrei scrivere quanto prima possibile, fra impegni di lavoro, di ricerca di lavoro, di dipendenza da Warcraft e altro, di voler uscire e incontrare sempre più gente e lettori e tanto altro. Dossier case fantasma, Querele, qualche film, il post con l'edito anonimo e altro ancora. continua
C’è un gruppo di ragazzi, aspiranti scrittori, che sta svolgendo una meritoria indagine nei recessi più spinosi nell’ambito dell’editoria, indagine volta all’identificazione gli editori a pagamento. continua
La domanda mi viene spontanea passando tutti i giorni di fronte alla vetrina di una libreria di proprietà di uno dei più noti editori ‘a pagamento’. Una libreria piena di soli libri pubblicati, con il contributo economico dell’autore, da quell’unico editore. continua
Non dirò niente di nuovo se mi aggiungo alla già nutritissima schiera di quelli che, avendo pubblicato con (più di) un editore vero o avendo regolarmente a che fare con gli editori sconsigliano vivissimamente gli editori a pagamento . continua
Quando, all’incirca dieci mesi fa, ho iniziato il mio cammino nel mondo dell’editoria non mi sarei mai, mai aspettata di trovarmi di fronte certe situazioni a dir poco assurde. continua
“L’editoria a pagamento è un fenomeno poco diffuso nel mondo anglosassone. continua