Nel novembre 1974, Pier Paolo Pasolini scriveva sul corriere questo articolo, iniziando con quella frase che farà storia. "Io so." Quando lo avrete letto capirete quanto ci manca uno scrittore, un'intellettuale così: così "corsaro" proprio per la sua onestà, per la sua intelligenza. Io so. continua
UCCELLACCI E UCCELLINI di Pier Paolo Pasolini Il film “Uccellacci e uccellini” è sostanzialmente una riflessione filosofica sul tragico senso dell’esistenza, sotto forma di una favola. continua
Era indispensabile avere sotto controllo il canale dell’informazione, era di vitale importanza. Tra fantasmi e affari da stringere il bisogno di distorcere e persuadere poteva significare vincere o perdere non la partita, ma la guerra. La regia occulta non poteva stare ferma a guardare. continua
Quando persone abiette non si vergognano di esternare battute omofobe con l'ottusa cialtroneria intrallazzatrice che ne contraddistingue la vergognosa reputazione, ha ancora più senso ricordare Pier Paolo Pasolini e il suo pensiero luminoso, accusatore della "criminale stupidità" della televisione. continua
Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. continua
È triste. La polemica contro il PCI andava fatta nella prima metà del decennio passato. Siete in ritardo, figli. E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati… Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi quelli delle televisioni) vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio delle Università) il culo. continua
Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. continua
A Bologna, dove trascorrerà sette anni («Bella e dolce Bologna! Vi ho passato sette anni, forse i più belli…») Pier Paolo coltivò nuove passioni, come quella del calcio, e alimentò la sua passione per la lettura comprando numerosi volumetti presso le bancarelle di libri usati del Portico della Morte. continua
Home > Partnership > Una storia sbagliata. Intervista a Pier Paolo Pasolini “La droga è sempre un surrogato. E precisamente un surrogato della cultura. la droga viene a riempire un vuoto causato appunto dal desiderio di morte e che è dunque un vuoto di cultura. Per amare la cultura occorre una forte vitalità. continua