Quarant'anni di vita italiana e una famiglia indimenticabile sono al centro di una straordinaria autobiografia che allinea una serie di personaggi famosi, da Filippo Turati a Cesare Pavese. Un libro unico, un ritratto di famiglia dell'Italia migliore che continua a incantare e divertire anche i lettori delle nuove generazioni. peso gr. 250 pagg. continua
Ogni famiglia ha il proprio linguaggio comune, le parole, le frasi, i modi di dire, i soprannomi. Modi di usare la lingua che spesso un estraneo non potrebbe comprendere. Un linguaggio dell’affetto che unisce genitori, figli, fratelli, sorelle e, a volte, si allarga anche ai parenti meno stretti e agli amici. continua
Quando facevo le scuole medie mi trovai a leggere per caso, forse consigliata dalla bibliotecaria del paese, un libro di Brunella Gasperini. Me ne innamorai, e ne lessi molti altri. Ricordo in particolare un suo romanzo autobiografico “Una donna e altri animali”, in cui citava “Lessico famigliare”, dicendo che era uno dei suoi libri preferiti. continua
Descrizione «Una donna non bella e non elegante, vestita di un golfino bluette e di una gonna bluette, l'aria un po' goffa di certe zie cui si ha sempre un favore da chiedere e di cui non si conosce l'età. Quaranta? Cinquanta? I suoi capelli son neri, con qualche filo di grigio ma raro. Il suo corpo è sodo, diritto. continua
La famiglia e la formazione dell’identità personale Natalia Ginzburg, Lessico Famigliare, Einaudi, Torino, 2005 Le parole che ci cullano, sgridano, insegnano, parlano, narrano, rappresentano una delle coordinate più importanti per la formazione della nostra identità: i membri di ogni famiglia infatti parlano sempre con la stessa voce, cadenza, continua
«Il nostro amico viveva nella città come un adolescente: e fino all’ultimo visse così. Le sue giornate erano, come quelle degli adolescenti, lunghissime, e piene di tempo: sapeva trovare spazio per studiare e per scrivere, per guadagnarsi la vita e per oziare sulle strade che amava. continua
di Natalia Ginsburg Balbo, quando smetteva un momento di discutere con quei suoi amici, esponeva a Pavese e a me le sue idee sul nostro modo di scrivere. Pavese lo ascoltava seduto in poltrona, sotto il lume, fumando la pipa, con un sorriso maligno: e di tutte le cose che Balbo gli diceva, lui diceva che già le sapeva da lunghissimo tempo. continua