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    L’ultima pagina: Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez

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    Cent'anni di solitudine, Gabriel Garcìa Màrquez

    Notizia del 20 agosto 2009 da Libri, libri, libri

    Ci sono libri che creano dipendenza. Non puoi fare a meno di rileggerli periodicamente. Non hai il coraggio di prestarli a nessuno, per timore che ti vengano a mancare quando più li desideri. Uno di questi, per me, è Cent'anni di solitudine , libro che valse al suo autore il premio nobel per la letteratura . continua

    Invito Alla Lettura: Cent'Anni Di Solitudine Di Gabriel Garcia Marquez

    Notizia del 03 luglio 2009 da La Mia Caverna

    Si leggono pochi libri buoni e molti di questi con il tempo si sbiadiscono nella memoria.Ma ci sono alcuni libri che vincono l'oblio del tempo e che rimangono così impressi nel cuore di un uomo che difficilmente li si potrà  scordare. Cent'Anni Di Solitudine è uno di questi libri . continua

    Gabriel García Márquez - "Cent'anni di solitudine"

    Notizia del 28 novembre 2010 da darsch.it

    Scrivere un commento ad un'opera come questa è cosa tutt'altro che semplice, perché trovo oltremodo riduttivo chiamarlo semplicemente "libro". Cent'anni di Solitudine è un piccolo mondo, una sorta di "saga generazionale", che racconta la storia di una famiglia d'altri tempi, i Buendìa, dalla nascita continua

    Gabriel Garcìa Màrquez su Cesare Zavattini

    Notizia del 14 ottobre 2009 da Nouvelle Punk

    Cesare Zavattini Si riferiva a Cesare Zavattini, il nostro maestro di soggetto e sceneggiatura, uno dei grandi della storia del cinema e l’unico che intrattenesse con noi un rapporto personale ai margini della scuola. Cercava di insegnarci non solo il mestiere, ma anche un modo diverso di vedere la vita. Era una macchina per pensare soggetti. continua

    La mala ora di Gabriel Garcìa Marquez (Mondadori). Intervento di Vito Antonio Conte

    Notizia del 09 giugno 2010 da Stefano Donno - il pop non è un'esaltazione del nu

    Primi anni Ottanta, alloggio universitario di Borgo Pietro Cocconi, in quel di Parma, interno 3, tendine della finestra -che dà sulla passerella che collega i due corpi dell'edificio- aperte sul meriggio d'altra luce, pausa studio: vado in cucina a preparare il caffè (il Quarta, portato da Lecce, ché il Segafredo di zona non è un granchè!), continua

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