di Adelelmo Ruggieri Mentre che mi sono deciso di scrivere queste robe che mi rosega dentro, à scuminziato a nevicare Quasi in coda a Co’e man monche [Con le mani mozzate] di Fabio Franzin (Le voci della Luna, 2011) sventola il tricolore italiano; appena dopo – la sola poesia motivata al centro del libro – nelle due pagine finali c’è un pio continua
di Nadia Agustoni In un testo apparso a suo tempo in Nazione Indiana parlando della fabbrica scrivevo: “C’è una calma barbarica negli stabilimenti ed è dovuta al loro essere luoghi che non cambiano. Luoghi senza mutazione. La loro geografia è stabile. Un accumulo rimasto sul terreno, uguale a se stesso. continua
Abbiamo capito, la festa è finita. Quella del consumismo e quella dell'industrializzazione selvaggia, che uccide il paesaggio, travolge le usanze, i rapporti, gli amori per far posto alla fabbrica, solo alla fabbrica. continua
Abbiamo capito, la festa è finita. Quella del consumismo e quella dell’industrializzazione selvaggia, che uccide il paesaggio, travolge le usanze, i rapporti, gli amori per far posto alla fabbrica, solo alla fabbrica. continua